Una risata storta

Pubblicato in: Felice Andreassi. Un pittore in scena tra teatro, cinema e tv, a cura di A. De Lucia, A. Gaido, F. Prono, Daniela Piazza Editore, Torino 2016.

Come è ben noto a chi lo ha conosciuto più da vicino, Felice Andreasi non considerava la recitazione la sua attività principale. Anzi. Ciò che lo interessava di più era la pittura. «Ho bisogno di fare il pittore, mentre l’attore lo faccio perché mi diverte», ripeteva. Bruno Lauzi, al suo fianco nella prima fortunata stagione milanese degli anni Sessanta, lo definiva “un pittore prestato al cabaret”.

Quando ho avuto la fortuna di incontrarlo nella sua casa in campagna sprofondata nelle colline del Monferrato, nella seconda metà degli anni Novanta, sono arrivato da lui ansioso di chiedergli del suo teatro, dei suoi monologhi, delle sue idee sulla recitazione. E sono rimasto stupito, lì per lì, dalla scarsa importanza che sembrava attribuire alle cose di cui avrei voluto parlargli. Preferiva chiacchierare di altre cose: dei suoi colori, delle sue tele, dei suoi funghi.

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