Ginevra Francesconi

Intervista a Ginevra Francesconi

SILVIA VACIRCA 29 GIUGNO 2022

Per la serie di interviste dedicate agli attori italiani emergenti (focus group), appartenenti alla cosiddetta “Generazione Z”, volte ad analizzare le pratiche che determinano la validazione professionale dell’attore nei discorsi sociali da una prospettiva di genere, abbiamo intervistato Ginevra Francesconi.

Per prima cosa le chiederò di ripercorrere un po’ il suo percorso di vita, in particolare vorrei che pensasse alla sua infanzia…

Ho passato l’infanzia e la prima parte dell’adolescenza a Sora, in provincia di Frosinone. Sono cresciuta con dei valori molto importanti, molto forti, della famiglia, l’unione. Anche delle amicizie forti, fondate su cose semplici. Non ho mai avuto esperienze troppo trasgressive, ecco. Mi ritengo fortunata, grazie a Dio ho una famiglia che mi supporta molto.

Com’è entrata in contatto, per la prima volta, con il mondo dello spettacolo?

Da piccolina, insieme a mia sorella, sfilavo per l’alta moda, perché mia madre è una stilista di abiti da sposa. Ci divertivamo molto in realtà perché ho avuto questo contatto con il pubblico in modo inconscio, ero piccolina e non avevo quell’ansia che ti viene in modo spontaneo. Il primo contatto col pubblico è stato questo. Se si parla di teatro e cinema, ho iniziato con il teatro quando avevo sette anni per gioco, perché a quell’età non puoi sapere se diventerà la tua passione e magari il tuo lavoro. Anche per aprirmi, essere meno timida. E poi gli anni passavano e vedevo che continuava, aumentava questa passione, che stava diventando qualcosa di più importante a livello personale. Non potevo farne a meno.

Come ha cominciato?

Era un corso di teatro a Sora che frequentavo subito dopo la scuola. L’insegnante mi ha vista crescere. Poi ho smesso di studiare teatro a tredici anni, quando ho iniziato a fare cinema, a Roma. C’è stato questo passaggio, da Sora a Roma. Dopo scuola uscivo e i miei genitori mi accompagnavano a Roma per studiare recitazione cinematografica, poi ho trovato un’agenzia.

Dove ha studiato, a Roma?

Sì, alla Jenny Tamburi, che è un corso di recitazione che, entrata in agenzia, saprai che il teatro e il cinema, anche se sono comunque la stessa arte, sono molto diversi. Entrata in agenzia mi hanno consigliato di seguire questo corso focalizzato sul cinema. E lì ho pensato: “Oddio sono troppo teatrale, magari non sono brava a fare il cinema. Tremila paranoie”, e poi ho cominciato con il cinema.

Ha mai pensato che in questa scelta sarebbe stata ostacolata?

Sì, sinceramente sì. Perché venendo da una città piccola dove il cinema non è molto compreso, perché c’è tanta disinformazione, mi ha portata a non dico abbassare il livello di importanza ma a scuola magari anche durante il liceo gli insegnanti, i compagni, non capivano quello che effettivamente ogni giorno andavo a fare. O perché facessi così tante assenze, perché il set prende tanto tempo. Mi sono sempre impegnata tanto, perché portare avanti la scuola in questo modo, per dimostrare che ci tenevo alla scuola. La parola chiave era proprio dimostrare.

Ha percepito pregiudizi?

Non in modo esplicito, perché non mi è stato mai detto nulla di pregiudicante ma me la facevano pesare in modo più subdolo. Banalmente, le assenze c’erano, gli insegnanti volevano che il mio livello fosse uguale agli altri. Ti faccio un esempio, tornata dopo un set di un mese, due mesi, di assenza, ero a Torino, subito interrogata sulle cose che ci avevano spiegato nel mese. Per carità lo capisco, sono la prima che pensa che lo studio sia importantissimo, per un’adolescente che è sola era un po’ pesante ma per fortuna mi sono diplomata l’anno scorso.

Adesso dove vive?

A Roma e sto benissimo.

Quali sono gli obiettivi professionali che desidera raggiungere?

Gli obiettivi che mi sento di aver raggiunto ci sono, sono ancora piccolina, ci vuole ancora un po’, ma sono fortunata perché ho interpretato tutti ruoli molto diversi. Da poco ho finito le riprese di un film che per me è stato molto impegnativo perché ho dovuto fare tanto allenamento fisico, prove con gli stuntmen, c’erano molte scene d’azione. Ogni set per me è un obiettivo perché non ci si abitua mai, è sempre una cosa enorme.

Perché di solito non succede di variare i ruoli?

Adesso le cose stanno cambiando, ci sono molti volti nuovi, anche nella mia fascia d’età. Sono molto contenta per questo.

Il suo primo film è stato The Nest?

Avevo appena compiuto sedici anni, avevo mandato dei self tape, e mi hanno richiamato di nuovo e poi di nuovo, quattro o cinque call back. Per me era proprio una cosa impossibile, troppo grande, completamente diversa. Quando mi è arrivata la notizia, una bambina che riceve questa notizia. Mi sono divertita da morire, è stato importante per la mia crescita personale e artistica. Avevo già l’agenzia quindi ero anche molto sicura. Anche i miei genitori, non conoscevano questo mondo prima che io e mia sorella entrassimo, quindi senza agenzia non credo avrei mai mandato qualcosa in giro, perché sono stata tutelata.

Da questo film, com’è proseguita la sua carriera?

Ho i ricordi più belli, è uscito prima del Covid a metà 2019, per la promozione ho viaggiato tanto perché siamo stati al festival di Locarno, poi siamo stati a un festival vicino Barcellona, per me è stato tutto un vortice di viaggi, sensazioni, pubblico. E poi da lì i provini continuavano, c’è stata un’opera prima, con la regia di Alessandro Grande, che ho girato nello stesso anno ed è uscito l’anno scorso nel 2021. Questo film lo sto portando avanti anche adesso perché ci sono dei festival dove lo portiamo. Per fortuna sono cose che rimangono e vedi anche il cambiamento. Non è passato tantissimo ma questi sono gli anni della crescita. Ti accorgi di quanto eri diversa.

Ha mai vinto un premio e come descriverebbe l’esperienza?

All’ultima edizione dei Nastri d’Argento ho vinto il premio Bonacchi. Quindi puoi immaginare. Il lunedì, il giorno prima, avevo dato la maturità e il martedì ho vinto questo premio. In quel periodo mi sentivo piccola in un mondo di grandi. È un premio molto grande e mi sentivo ancora più piccola. Una parte di me diceva che non ero all’altezza, io sono sempre autocritica. Anche se fosse stato un premio diverso è una soddisfazione perché significa che esisti, che il tuo volto c’è. Non so come spiegarmi, che all’interno di questa grande macchina comunque sei presente. Ti danno valore. Il premio è una cosa che arricchisce, ti senti grande ecco.

In futuro sogni di riceverne altri?

Sicuramente il premio in sé e per sé è una ciliegina, e la torta è il percorso. Se non c’è non toglie l’impegno ma se c’è è una cosa che gratifica. Mi auguro nel modo più sincero e genuino possibile di riceverne altri perché è una bella sensazione.

Per quanto riguarda la costruzione dell’immagine, pensando al suo primo ingaggio, quali elementi hanno influito sulla sua scelta?

Allora, ti dirò, probabilmente perché è stato il primo, ero molto acerba. Era il mio primo approccio a un percorso così importante. Essere, nel modo di recitare, molto semplice, un po’ bambina, ingenua, l’ingenuità mi ha aiutato molto. A sedici anni dimostravo un po’ meno anni. Sono sempre stata…Col trucco, non mi sono mai truccata moltissimo. Credo mi abbia aiutato questa immagine semplice. Che magari un’adolescente può non avere, sai il trucco, i vestiti.

Poi, pensa che questo abbia influito anche dopo?

Non saprei, credo che alla fine sia la mia caratteristica. Non cerco di essere più grande, di avere l’immagine da adulta. Rimango sulla linea della mia età, penso che questa sia una mia caratteristica.

Come attrice, che rapporto ha con il suo aspetto?

Da ragazza adolescente di quasi diciannove anni, sono umana quindi ci sono momenti di insoddisfazione del mio aspetto e allora mi concentro su altro, sull’aspetto mentale, caratteriale. Quando non sono serena. Ci sono questi periodi. Sono ancora piccolina quindi ci sono tante insicurezze. Però anche quando mi rivedo pi mi accorgo che quello che pensavo non andasse bene sullo schermo non ci si fa caso. Le paranoie che mi ero creata non esistono.

Ha mai vissuto l’appartenenza di genere come un limite?

Sì. Banalmente magari ai provini richiedono ragazza alta un metro e ottanta fisico perfetto ovviamente il fisico perfetto è difficile da raggiungere, se esiste un fisico perfetto.

Perché questo è richiesto nei casting? Ci sono riferimenti al fisico?

Magari il fisico no, ma l’aspetto sì. Ma sono più io che penso di non essere mai all’altezza.

Ha stylist o social media manager?

Sì, di base sono molto timida, quindi tutto l’argomento social ed esposizione mediatica non lo vivo male, questo no, non lo so vivere, ecco mettiamola così! Perché sono molto riservata, più che timida. Partendo da questo presupposto, per fortuna con l’ufficio stampa sono sicura che su questo argomento, comunicazione e promozione, sono tutelata per la mia immagine. È come se non me ne occupassi, quindi non lo devo fare io in prima persona. Per persone come me, molto riservate, mi sento tranquilla.

Su Instagram ha pubblicato dei photo-call e aveva abiti alla moda. Erano collaborazioni?

È un meccanismo molto semplice. Gli uffici stampa prendono contatti con dei marchi, e noi attori prendiamo questi contatti indirettamente, che per quell’evento ti vestono. Noi abbiamo l’ultima parola, si fanno dei fitting. La scelta è dettata completamente dalla mia libertà mia personale, perché devo sentirmi a mio agio. Ci aiutano in questo, altrimenti dovremmo fare tutto noi.

Lei pensa che il legame con la moda per un attrice come lei sia un aiuto o un rischio?

Allora, credo che se prendiamo i social come esempio sono un mezzo che, andando avanti col tempo, avrà sempre più importanza quindi se usati calibrando la presenza dei social nelle nostre carriere non è sbagliato anzi è un modo di condividere il proprio lavoro, la propria immagine, in modo più genuino possibile. Se un attore basa tutta la sua carriera sull’immagine e poco sui film effettivi è ovvio che lì da attore passa a un altro mestiere. Però è ovvio che sono importanti.

Ha dei fan sui social?

Li percepisco, perché ho un seguito limitato ma ci sono dei messaggi che arrivano, delle interazioni, mi fa super piacere. Quando sono lì dietro lo schermo, è come se rimanesse tutto all’interno del telefono. La parte bella e divertente è quando ti riconoscono e ti chiedono la foto, chiacchierare. Io poi divento subito rossa, però è bellissimo.

I social li gestisce lei?

Sì, io.

Su Instagram ha postato delle foto dove praticava lo sky-diving. Era per un suo personaggio cinematografico?

Fighissimo. Questo lancio purtroppo non ha alcun legame con il cinema, anche se sarebbe stato figo. In questo film che ho finito da poco sul set ci sono state importanti prove fisiche, mi sono fatta un occhio nero, siamo stati fermi per due giorni. Tre mesi di set d’azione. Il mio personaggio col papà deve scappare, perché il film parla di ‘ndrangheta.

Percepisce un gender gap nel cinema italiano?

Su questo personalmente non saprei perché per fortuna non ho mai visto cose del genere. Non ho ancora capito se in Italia c’è questa cosa, se sono cresciuta in una bolla.

Ginevra Francesconi

Ginevra Francesconi

PROFILO BIOGRAFICO

Ginevra Francesconi è nata il 22 aprile 2003 a Sora, Frosinone. Dal 2008 al 2014 ha sfilato in sfilate di alta moda nella categoria KIDS, anche perché la mamma di professione fa la stilista di abiti da sposa. Studia teatro dall’età di cinque anni in una scuola di teatro locale, con la sorella, per poi decidere di trasferirsi a Roma, dove si fa rappresentare da un’agenzia, che le consiglia di studiare recitazione cinematografica, e così s’iscrive alla scuola di Jenny Tamburi. Nel 2017 ha fatto la sua prima apparizione sul piccolo schermo con il ruolo di Ginevra in un episodio della quarta stagione della serie Che Dio ci aiuti (Lux Vide/Rai Fiction, 2011).

L’anno successivo, nel 2018, interpreta il ruolo di Francesca Tancredi in un episodio dell’undicesima stagione di Don Matteo, intitolato Ancora bambina. Nel 2018 arriva al cinema con Famosa, opera prima di Alessandra Mortelliti, regista romana e nipote di Andrea Camilleri, girato tra Roma e la Ciociaria con attori e ambientazioni locali e presentato ad Alice nella città. Nel 2019 vince il Premio Rivelazione degli RdC Awards per la sua interpretazione in The Nest, thriller psicologico di Roberto De Feo presentato al Locarno Film Festival, in cui Samuel, un ragazzo paraplegico che vive con sua madre Elena in una dimora isolata, incontra Denise e grazie a lei trova la forza di aprirsi.

A novembre 2020 è protagonista di Regina di Alessandro Grande, unico film italiano in concorso all’ultima edizione del Torino Film Festival, per cui vince il premio Graziella Bonacchi ai Nastri d’Argento. Regina è la storia di un legame tra una figlia (Ginevra Francesconi) e suo padre, interpretato da Francesco Montanari. Nel 2021 interpreta il ruolo di Simone nel film Genitori vs influencer diretto da Michela Andreozzi, dove recita insieme a Fabio Volo e Giulia De Lellis, e vince il premio Giovane promessa del Cinema al Festival del Cinema di Spello. Nello stesso anno interpreta Moira nel film Il mio nome è vendetta diretto da Cosimo Gomez. Nel film è Sofia, una teenager che passa il tempo tra partite di hockey, di cui è campionessa, e lezioni di guida off-road. Fino a quando, disobbedendo a Santo, il padre ex ‘ndranghetista, lo fotografa di nascosto e pubblica la foto su Instagram, cambiando le loro vite. Infine, Sofia si allea col padre per cercare vendetta.

SPOGLIO DA UNA PROSPETTIVA DI GENERE

Ginevra Francesconi. La stella di «Genitori vs. Influencer», Vanity Fair, 22 aprile 2003, https://new-talent.vanityfair.it/2021/04/21/ginevra-francesconi/;

D'Angelo, Francesca, Ginevra Francesconi: «Non guardate il mondo di noi ragazzi con gli occhi degli adulti», Rolling Stone, aprile 2021;

Manca, Mario, Ginevra Francesconi: «Aspettando il David», Vanity Fair, aprile 2021;

Giallonardo, Alessia, Ginevra Francesconi: Recitare mi rende felice, 12 maggio 2021, https://www.lagazzettadellospettacolo.it/personaggi/85161-ginevra-francesconi-buongiorno-mamma/.

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